A R T I C O L I e N E W S

 

 Elenco titoli:

  1. TEMPLARI: Mistero senza fine

  2. Gnosi, Fides, Scepsi: antichi conflitti e nuove inquisizioni.

  3.  Quando lo scetticismo è sano

 

 

 1)  TEMPLARI: Mistero senza fine

 

Il cosiddetto "Mistero dei Templari", o anche "Tesoro dei Templari", costituisce un tema intrigante quanto complesso. Al percorso storico dei monaci guerrieri nati, si dice, nel 1118 c.a in Terrasanta, si affiancano, fin d'all'inizio, moltissimi interrogativi che fanno parte, a mio parere, della natura eccezionale di una simile innovazione nella cultura medievale;
qualcosa di mai visto prima: uomini votati al Vangelo ed a Cristo che impugnano le armi divenendo i più abili e spietati nemici dei Musulmani, delle vere e proprie macchine da guerra. Gli interrogativi nascono subito:
qual'è la vera ragione della loro fondazione? Furono davvero Ugo De Payns, Goffredo di Saint Omer ed i loro compagni a costituirsi in una compagine di ascetici monaci votati alla difesa dei pellegrini e delle reliquie cristiane con la maestria dele armi oppure sono la realizzazione di un più complesso piano sfociato poi, ufficialmente, nella consacrazione ufficiale del 29 marzo 1139 con la bolla "Omne Datum Optimum di Innocenzo II"?  Ma questo è solo il primo, cronologicamente, degli interrogativi che possiamo porci di fronte ai Templari. Nel giro di pochi decenni, come tutti sanno, i monaci guerriero crociati collezionano un gran numero di successi militari e la loro fortuna cresce al di là di ogni previsione. Forse troppo....Ma non anticipiamo i tempi....

Alloggiati in un primo periodo proprio nell' area dell' Antico tempio di Salomone a Gerusalemme, ufficialmente per proteggere quel luogo sacro alla Cristianità, per altri invece frutto di puro caso, i Tamplari si improvvisano tutt'ad un tratto "archeologi". Certo, non secondo i moderni metodi di questa scienza ma con una grande fretta, si direbbe una sorta di frenesia, di scavare, di trovare qualcosa. Per alcuni anni scavano cunicoli, passaggi segreti, cripte. Là fuori, intanto, i confratelli accrescono successi e ricchezze; tutti acclamano i Templari come la mano armata di Dio e sia re che ecclesiastici li rispettano con venerazione.
I "Poveri Cavalieri di Cristo", come essi stessi si chiamarono, divennero addirittura banchieri, fecero prestiti a sovrani e compagnie di navigazione, finanziarono la costruzione di cattedrali dal costo immenso...Coincidenza temporale? Voglio dire, poco dopo gli scavi sotto il Tempio di Gerusalemme, i Templari collezionano una tale ricchezza da non avere eguali nel mondo medievale... La cosa fa riflettere.
Certo, i soliti scettici per partito preso, ovvero coloro che partono già con le loro belle risposte confezionate o anche come palline attaccate ad un elastico che devono condurre per forza solo alle LORO risposte, ci dicono con grande sicurezza che, a quei tempi, nobili e popolani, feudatari e commercianti si premuravano tutti di salvarsi l'anima lasciando in donazione agli eroici monaci guerrieri ingenti patrimoni, in un crescendo esponenziale che nemmeno i Templari avevano previsto.
Sarà, ma io ho l'abitudine di cercare sempre più di una causa a fenomeni eccezionali e di considerare come *concause* quelle che per gli schierati di parte, invece, sono spiegazioni uniche e razionali. A quei tempi non esistevano solo i Templari a cui un uomo poteva far donazione dei suoi beni per salvarsi l'anima. Innanzitutto, c'era la Chiesa, primo referente delle anime pie. Poi c'erano conventi, monasteri, ordini ecclesiastici, ecc... Le donazioni fatte ai Templari, a mio parere, sono solo una concausa dell'enorme accrescimento di ricchezza di questi monaci guerrieri. E anche archeologi.... E qui, torniamo al punto di prima, quello degli scavi sotto il Tempio di Gerusalemme.
A questo punto, la domanda principale, imperiosa, nasce spontaneamente in ogni cervello pensante, è: COSA hanno trovato? Facciamo il punto: ci siamo lasciati indietro, per esigenze di spazio, l'interrogativo sul *chi* li fondò e sul *perchè* esattamente siano nati i Templari. Abbiamo sorvolato sul *perchè* furono assegnati ad alloggi nel' area del Tempio... Ora siamo a questo punto focale del *cosa* trovarono. E, qui, entriamo davvero nel campo delle teorie, le più svariate, spesso fantasiose, sicuramente affascinanti.
Ma io, questa volta, non voglio parlare che di sfuggita di Graal, di rotoli e pergamene del tempo di Gesù, di reliquie eccezionali, ecc... Voglio, invece, limitarmi a fare un balzo nel tempo fino a quando ci fu la repentina e disastrosa disfatta dei Templari, una rovina decretata storicamente dal Re di Franci Filippo il Bello e, si dice, accettata di mala voglia dalla Chiesa. Ecco, allora, l'altra grande domanda, destinata, temo, a restare per sempre senza risposta: PERCHE'?... Abbiano pertanto un COSA ed un PERCHE' grandi come macigni sul nostro camino -e, mentre ecco arrivare di corsa col suono della carica dei terzo cavalleggeri gli scettici alfieri dell' ufficialità a sgombrare il campo da quei selvaggi pellerossa delle fole e delle frottole dicendoci che i Templari furono massacrati unicamente per impadronirsi dele loro enormi ricchezze e perchè il re diFrancia era praticamente squattrinato- noi avvertiamo tutto il peso di questi macigni ci conduce nelle narici il profumo suadente e provocante di quel mistero che è il sale della conoscenza.
Domanda: il PERCHE' dipende dal COSA?
La mia risposta è *sì*: qualsiasi cosa abbiano trovato i Templari sotto le rovine del tempio di Salomone, da quel momento il loro destino fu segnato.
Autori di ricerche ai confini del' ufficialità, o anche del tutto al di fuori, hanno versato fiumi di inchiostro per cercare di definire e motivare quel "COSA" ma, a mio parere, quello che ne deriva è, ancora una volta, una sorta di frittata dagli ingredienti associabili e compatibili, ma non tutti uguali. Anzi, la "frittata" è composita e, io ne sono convinto, di una tale natura da far tremare la stessa base del cattolicesimo. Ecco, mi sono dovuto per forza schierare, anche se, all' inizio, non lo volevo... Ma la magia, direi la *stregoneria* dei Templari non è certo quella che la ridda di ignobili accuse disdicevoli e diffamanti che su di loro si sono volute riversare nella vigliacca abitudine dei prepotenti di liberarsi degli avversai usando l'arma della diffamazione; la loro colpa non è certo quella di adorare il Baphometto, la testa di Giovanni Battista o di essere sodomiti. La loro vera magia è quella di aver saputo perpetrare fino a noi e, forse, per sempre, uno straordinario segreto che credo legato alla vita del Salvatore, quel nazareno che fu chiamato Gesù Cristo ed alla sua eredità. L'hanno saputo mascherare ma non occultare del tutto; nascondere ma non tacitare. Gli indizi ci sono, ne sono convinto, e sono tuttora rintracciabili sebbene in un percorso cosparso di tranelli, disillusioni e nemici.
Dan Brown scrisse "Il Codice Da Vinci". Pura fantasia, certo, ma quanti romanzi potremmo citare come precursori, indicatori, suggeritori di qualcosa che, pur essendo nata dalla fantasia di uno scrittore, ha attinto dal misterioso serbatoio delle verità nascoste delle quali l'ortodossia, scientifica o religiosa che sia, ha sempre avuto terrore e che ha sempre perseguitato con spietata caparbietà?
Christopher Knight e Robert Lomas, con la loro "Chiave di Hiram" possono essere stati dei visionari, o dei prezzolati massoni. Eppure, anche il loro libro è affascinante, inquietante, destabilizzante e, proprio per questo, esposto alle più feroci critiche e denigrazioni....Io non le ho mai temute, anzi... Io ho sempre letto ed ho sempre pensato. Con la mia testa.
Segnalo a chi mi legge un libro fra i tanti che potrei segnalare; un volume chiaro e ammaliante, logico nella sua temerarietà, dovuto ad una studiosa di tutto rispetto: "I Vangeli Gnostici", di Eliane Pagels. Poi scrivetemi che ne pensate, se vorrete: sarò contento di discuterne con voi.
E' un invito rivolto a tutti i miei lettori, a chi segue questa rubrica spinto dal vento trasportante e suadente della conoscenza che non teme sfide e che aborrisce bavagli. Chi farà questo, ne sono certo, sarà divenuto
anch'esso un po' Templare.
 

 
 
 
 

Le inquisizioni sono dure a morire. E a volte quando la storia sottrae ai loro araldi il potere di accendere roghi e i fiammiferi per farlo, o le chiavi dei sanatori in cui rinchiudere i pensatori dissidenti, la loro triste e a volte patetica sopravvivenza può essere rilevata dietro i più

inattesi paraventi e le più inverosimili maschere. Una tra le più improbabili occhieggia da qualche anno da una T-shirt in cotone sulla quale campeggia una frase sovrapposta all'immagine di un volto ebete con il cranio

aperto da cui una parte della scritta si curva verso il basso: "Va bene avere la mente aperta [...] ma non così aperta che il cervello caschi per terra". Solitamente il contenuto ambulante di questa maglietta dal gusto

opinabile è un giovane (più raramente una ragazza) tra i 20 e i 30 anni, con un perenne sorriso vagamente sprezzante e gli occhi illuminati da quella strana luce che caratterizza i portatori di certezze semplici, inalienabili

e lapidarie, tutti, dai predicatori fondamentalisti ai venditori carismatici delle agenzie commerciali multilevel.

 Il Nostro non è né l'uno né l'altro e se lo interrogherete sarà pronto a spiegarvi - con quel tono paziente di sufficienza tipico di chi sta insegnando l'alfabeto a un bambino ritardato -che lui è un esponente (o un

simpatizzante) del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale), l'ente ideatoree commercializzatore del suddetto gadget e di molte altre cose, ma soprattutto l'organizzazione italiana di punta del "laicismo scettico" militante. L'avventura contemporanea di questo nuovissimo scetticismo dogmatico, che potremmo forse definire "neo-scetticismo integralista", prese le mosse dalla creazione in America nel 1976 del Comminee for the Scientific Investigation of Claims Of the Paranormal (CSICOP), di cui risultò principale ispiratore e primo "chaìrman" un eclettico professore di

filosofìa di Buffalo, Paul Kurtz , vulcanico libero pensatore e già fondatore di un ramificato movimento mondiale noto come Council for Secular Humanism, un'organizzata razionalizzazione politìco-fìlosofica - e per molti versi rivoluzionaria - del libero pensiero ateo riproposto come "umanista".

 Il comitato d'investigazione sorto intorno a Kurtz risultò formato fin dagli esordi da personaggi di varia estrazione, tra cui nomi celebri della cultura quali l'astronomo Carl Sagan1 (pioniere della ricerca scientifica sulle possibili civiltà extraterrestri) e il biochimico russo-americano Isaac Asimov (geniale autore di fantascienza ma anche guru del neo-positivismo contemporaneo più radicale e del più radicale diniego delle fenomenologie paranormali), polemisti tipo il giornalista aeronautico Philip Klass e

illusionisti professionali come James Randi.

Tale consesso, che si rivelò presto una massiccia operazione di sistematico deprezzamento di ogni dimensione culturale non rigorosamente materialistica

e assolutamente ostile a qualsiasì approccio alla sacralità, nel corso degli anni ha fatto scuola in diversi paesi del mondo, dove infatti sono sorte analoghe associazioni, riviste e iniziative scettiche accomunate in una sorta di Guerra Santa "razionalista", rivolta soprattutto contro

manifestazìoni culturali di sapore magico o sacrale. Un esercito di scettici e beffardi integralisti decisi a dimostrare che ogni scienza non riconosciuta da ben definite baronie accademìche è "pseudo-scienza", che

ogni religiosità è da configurarsi come "superstizione" e che i fenomeni anomali studiati dai ricercatori di frontiera e da molti scienziati non convenzionali semplicemente "non esistono".

 

In Italia l'ombra del CSICOP iniziò a prendere corpo nel 1978 con le esternazioni televisive scettiche del giornalista Piero Angela, trasformatosi poi negli anni, soprattutto in seguito alla notorietà guadagnata con quell'iniziativa, in divulgatore scientifico di qualche

valore e di molto successo. Dopo la più che discutibile Indagine critica sulla parapsicologia - propinata da Angela a milioni di telespettatori privi di qualsiasi apparato critico e che per la maggioranza alla fine degli anni Settanta neppure sapevano che la parapsicologia esistesse - e dopo una "preoccupata" dichiarazione firmata da un pugno di scienziati italiani, "eccitati" dalla trasmissione, sull'opportunità di formare un comitato

scientifico finalizzato ad "arginare" il "crescente irrazionalismo" e le "diffuse notizie di inesistenti fenomeni paranormali", passarono ancora dieci anni prima della fondazione del CICAP, che dal 1989 combatte la sua crociata contro le "pseudo-scienze", tra cui oltre alla parapsicologia e all'ufologia vengono incluse le discipline magico-esoteriche, li pratiche iniziatiche,

meditative o sciamaniche di origine orientale e tutte le medicine alternative o complementari, omeopatia e agopuntura comprese. Si tratta di un comitato di auto-proclamatisi tutori della pubblica intelligenza, coperti

dalla scientifica benedizione di associati illustri come l'astrofisica Margherita Hack, l'antropologa Ida Magli, l'etologo Danilo Mainardi, il futurologo Roberto Vacca, il semiologo Umberto Eco, la neurologa Rita Levi Montalcini e il fisico Carlo Rubbia. Ma chi o cos'è uno scettico?

Consultando un qualunque compendio fìlosofìco apprendiamo che lo scetticismo è "un procedere del pensiero come negazione della verità e di ogni sistema",

il quale "si oppone di proposito al dogmatismo come denominazione delle dottrine che affermano dì possedere la verità fìlosofìca e di conoscerne le conseguenze pratiche".

 E ancora viene definito scetticismo "l'atteggiamento fìlosofìco di chi pensa che intorno a un oggetto non si possa affermare o negare nulla di definitivo

e di certo e ritiene irraggiungibile la verità o la certezza da parte della mente umana".

 Scettici di rango non sono mancati fin dall'antichità classica, da Pirrone di Elide (360-270 a.C.), che per primo teorizzò la sospensione di giudizio da parte del saggio e la sua astensione da ogni pronunciamento definitivo, a Sesto Empirico (180-210) con la sua colta contestazione dì qualsìasi affermazione fìlosofìca positiva, fino a Montaìgne (1533-1592) che considerava la stessa ragione incapace di formulare giudizi certi e a David

Hume (1711-1776), il quale estese il proprio scetticismo radicale alla riformulazione della stessa natura della coscienza. Lo scettico dunque è sempre stato, per definizione, colui che nell'esercizio critico del pensiero

applicato a qualunque categoria di ricerca, speculazione o perfino percezione del "reale" esercita una scepsi, cioè una riflessione fondara sul dubbio rispetto a ogni conclusione definitiva, una ricerca di ordine

razionale orien tata sull'assunto che ogni risultato sarà irrevocabilmente transitorio in quanto si rifiuta la stessa esistenza di verità stabili o assolute.

 A fronte di questo, appaiono abbastanza paradossali le esternazioni quasi "oracolari" con cui il citato Isaac Asimov sintetizzava il suo pensiero in un "manifesto scettico" dall'emblematico tìtolo L'eterna lotta apparso nel

1989 sul n. 1 della rivista "Scienza & Paranormale", organo ufficiale del nascente CICAP: "Una sola è la nostra certezza e questa non si fonda sulle conclusioni raggiunte, ma sul metodo col quale le abbiamo raggiunte e, quando necessario, modificate", ovvero "su metodo scientifico e sull'impostazione razionale della ricerca" e ancora: "Dobbiamo proporre il punto di vista della ragione non per la speranza di ricostruire il deserto delle menti

dìstrutte e bloccate nella ruggine - impresa, questa, quasi impossibile - ma per educare e formare nuove e fertili menti. E dobbiamo inoltre contrastare ogni tentativo messo in atto dai fìdeisti e dagli irrazionaiisti per

ottenere l'appoggio e il sostegno delle Stato"' 

Il "dubbio scettico" appare quindi surrettiziamente selettivo e viene dogmaticamente sospeso dinanzi alla presunta onnipotenza del "metodo scientifico", cioè della sperimentazione empirica il cui principale metro di

misura è la mente o percezione stessa dello sperimentatore e degli strumenti artifìciali d'indagine che egli stesso ha ideato e prodotto. Ma il pur geniale autore delle Tre leggi della robotica' - nella formulazione delle

quali negli anni Quaranta aveva dimostrato di avere idee molto chiare sui rigidi rapporti gerarchici da stabilire tra uomo e macchina, e quindi metaforicamente tra pensiero i natura -dimenticava di specificare o di definire nel suo "manifesto" (forse non del tutto inconsapevolmente) quale

fosse non tanto l'oggetto quanto il soggetto della "ricerca scientìfica", cioè in definitiva quali dovessero essere i contorni culturali, antropologici e mentali dei ricercatore stesso, quale tipo umano dovesse essere considerato adatto all'utilizzo del metodo così dogmaticamente proclamato, quale livello di consapevolezza mentale o di coscienza fosse in gioco e quali fossero i confini "invalicabili" del metodo stesso (stante che il dar per scontato un essere umano con un determinato tipo prestabilito di percezione sensibile e di coscienza percettiva non risponde certo, almeno sotto il profilo filosofico, ai rigidi criteri di scepsi vagheggiati).

 Dobbiamo spalancare le porte dei laboratori di ricerca e delle cattedre accademiche all:'anthropos onnivoro, astrosofìco e "magico" di Bacone, di Leonardo e di Bruno o invece all'homo cogitans di Cartesio, devoto studente

dei Gesuiti, con il suo metodo centrato sulla rigorosa distinzione tra ragione sperimentale e fede cristiano-tomista posta oltre qualsiasi discussione e comprensione? O dobbiamo continuare a supporre che un diverso tipo di ricercatore e di "sapiente", con una diversa mente e una diversa percezione educata in un diverso modo non sia mai esistito e non possa quindi esistere in futuro? E addirittura fingere, come Asimov, Kurtz, Sagan e i loro emuli sembra abbiano fatto, di non sapere che scienziati,

ricercatori ed esploratori della natura, della materia, del cosmo e del pensiero orientati all'utilizzo di diversi mezzi e criteri d'indagine e informati a un diverso metodo scientifico e magari a un diverso tipo di percezione metafìsica, non separata dalla scienza bensì ad essa connaturata e consustanziale, sono sempre esistiti, esistono e fortunatamente esisteranno forse sempre di più?

 Quest'assoluto vuoto epistemologico, quest'assenza di approccio antropologico rispetto alla natura stessa del conoscitore, oltre che a quella della conoscenza, sono la dimostrazione di quanto appaia discutibile una supina accettazione del "verbo" scientista erede diretto del verbo

giudaico-cristiano, come il cristiano Cartesio e il francescano integralista ed empirista Guglielmo di Occam ci hanno insegnato e come ancor oggi c'insegna il cattolicissimo e scetticissimo Antonino Zichichi, in cui lo sprezzante disinteresse per tutto quanto odori di ricerca scientifica alternativa si fonde con il perentorio invito a inginocchiarsi di fronte ai mirabolanti "misteri" del Dio biblico, che naturalmente sono da lui - come da molti

altri scettici di professione - considerati tutt'altro che "irrazionali" o "pseudo-scientifici".

 

La supponente faziosità degli attivisti di organizzazioni come il CICAP, o di coloro che si allineano sul medesimo fronte culturale radendosi ogni mattina con il "rasoio di Occam" e l'arroganza di chi - quasi sempre estraneo a ogni competenza su materie fin troppo complesse -vorrebbe

nascondere la propria ignoranza con il facile strumento del sarcasmo hanno reso per molto tempo quasi impossibile il dialogo tra gli addetti ai lavori della parapsicologia o di altre scienze di frontiera e i "controllori" del comitato, non meno che con gli esponenti della cultura accademica dominante. Tra le tante possibili, un'adeguata risposta alla patetica sentenza dei neoscettici può essere raccolta tra le annotazioni del compianto Louis Pauwels, secondo cui "la mente è come il paracadute, funziona solo quando è totalmente aperta".

 Il palese contrasto tra una concezione dell'universo mentale che ne limita il portato alla circonferenza della scatola cranica (certamente vulnerabile a ogni tipo di "apertura") e una opposta formulazione la cui metafora

richiama la planata discesa dalle altezze ci appare come l'emblematica e insanabile dialettica tra due culture, due concezioni del mondo e forse addirittura due opposte e inconciliabili forme di civiltà. L'una algida, lineare, agorafobica, già vecchia e stanca nonostante i tre soli secoli di vita, sorta dal razionalismo seicentesco della "rivoluzione scientifica" e incanutita precocemente tra gli ingranaggi arrugginiti del pensiero meccanicistico. L'altra, antica come l'alba della coscienza, come e più

delle piramidi e dei miti che le produssero, ma sempre giovane, orgogliosa e ottimista come gli dei che la donarono agli umani, inclusiva e conciliatrice dei complessi rapporti tra natura e cultura e soprattutto profondamente radicata nella più arcaica tra le esperienze umane: la percezione magica del sacro.

 

Uno scontro che rappresenta l'ultima fase del conflitto ben più longevo e insidioso tra questa dimensione "gnostica" e la sua drammatica emarginazione

all'interno dei perimetri del monoteismo patriarcale di origine biblica. Un incubo metafisico imprigionato tra Genesi e Apocalissi, polimorfo e nutrito dalla peggiore decomposizione dello spinto greco e di cui infine la

rivendicazione del pensiero e del metodo scientifico moderni non fu che un reattivo fenomeno di continuità, un processo "controculturale" di segno eguale e contrario.

 

E come il ripiegamento scientista e la sottomissione alla "Unica Verità Rivelata" siano stati i meccanismi dominanti di controllo della cultura ufficiale, ne da ampia cronaca la testimonianza di chi, dopo aver tentato

perigliose vie di avventura gnostica, riconosce di aver fallito ed evade verso l'arido scetticismo, oppure di altri che, sconvolti da qualche dolorosa circostanza e messi a confronto con la malia della morte, gettano la libertà con una qualche "conversione" di fede.

 

Come sembra sia avvenuto allo stesso Pauwels, il geniale e vulcanico coautore, negli anni Sessanta, del mitico Mattino dei Maghi6 (pionieristico best seller delle culture di frontiera), eclettico giornalista e saggista di sapore neopagano, già animatore dell'esperienza metaculturale della rivista "Planète", nonché attento ascoltatore ma anche critico severo di Gurdjieff7. Quello stesso Pauwels che, pochi anni prima della morte (1997) nel corso di un'intervista ha raccontato al cattolico Vittorio Messori la parabola della propria conversione al cattolicesimo più

integralista dopo una caduta sul bordo di una piscina in Sudamerica; sussurrando per giunta la propria viva preoccupazione per l'esistenza di "un complotto mondiale di forze anticristiane che mirano a indebolire [...] la

fede dei cattolici".

 Vi è qualcosa di affine tra le paternalistiche "crociate" dello scientismo razionalista allarmato per la rinascita degli "irrazionalismi" a sfondo magico ed esoterico e la parallela apprensione, dimostrata dalle autorità religiose a riguardo del Neo-gnosticismo: un'apprensione che a volte ha raggiunto punte d'isterismo affiancate ad aperti inviti alla persecuzione legale molto simili all'invito scettico di Asimov a "contrastare ogni tentativo messo in atto dai fideisti e dagli irrazionalisti per ottenere l'appoggio e il sostegno dello Stato".

 

L'arcivescovo di Malines-Bruxelles, il cardinale belga Godfried Danneels, in una sua lettera pastorale del 1990 (rimarcata in un'intervista al settimanale "II sabato" del 1991) ha ammesso che "la riesumazione della vecchia Gnosi è un rischio mortale che potrebbe portare alla distruzione del Cristianesimo" e "il clima di festa per la liberazione dal comunismo non può far dimenticare il sorgere di questo nuovo insidioso avversario". E a breve

distanza di tempo lo stesso Giovanni Paolo II, nel celebre libro-intervista del 1994 Varcare le soglie della speranza, esprimeva tutta la sua preoccupazione per "la rinascita delle antiche idee gnostiche nella forma del cosiddetto New Age", definendo tale rinascita "un nuovo modo di

praticare la Gnosi, cioè quell'atteggiamento dello spirito che, in nome di una profonda conoscenza di Dio, finisce per stravolgere la Sua Parola [...] in deciso anche se non dichiarato contrasto con ciò che è essenzialmente cristiano".

 

Il "nemico" indicato dai nuovi apostoli della scienza e dai vecchi predicatori della fede è quindi sempre lo stesso: la Gnosi che (al di là della sua identificazione e collocazione storica nei primi secoli dell'Era Volgare come tentativo di assimilare la mitologia cristiana nel vasto sincretismo filosofico e magico della paganità alessandrina e misterica) può essere codificata come un'antichissima forma, viva ancor oggi, di sistematizzazione a fondamento magico-filosofico dei rapporti tra umano e divino, tra anthropos e kosmos, tra coscienza e natura.

 Un'illuminata categoria del pensiero da considerarsi quale codice filosofia) sotteso alla magia e le cui principali caratteristiche sono sempre state la

complessità metafisica della natura, dell'umano e del divino, l'assoluto primato della conoscenza rispetto alla fede e la possibilità per l'individuo "illuminato" di una trasfigurante esperienza del sacro magica, prometeica,

iniziatica e senza mediatori umani. Un'esperienza che in molte forme di Gnosi ha mirato senza falsi pudori all'autodivinizzazione.

 

Tratto da "L'estasi di Lucifero" in L'Immaginazione al Podere, Stampa

Alternativa, 1995

 

 

 

 

 

 3) Quando lo scetticismo è sano
 
L' ottimo articolo di Joel Mesnard (che è stato direttore della rivista
ufologica francese "Lunières dans la Nuit") è un metro di misura che
consiglio a tutti i veri RICERCATORI della verità in campo ufologico ma non
solo. Vi si affronta il tema del *vero scetticismo* e, pur soffermandosi in
particolare sul tema dell' ufologia, trovo che i princìpi in esso espressi
si possano adottare anche nell' approccio a tutto un campo fenomenologico
tuttora indefinito che rientra nella sfera dei "misteri" e del paranormale.
Ma il parametro ufologico è certamente utile per avvicinarci
equilibratamente alla tematica ed anch'io, come i ricercatori del CISU,
sottoscrivo *quasi* del tutto quello che Mesnard afferma al punto di
ritenermi, insieme ad altri amici per lo più derisi e sbeffeggiati in ambiti
radicali e grossolani, molto più scettico di quanti si affannano giorno e
notte a praticare un astruso e insignificante negazioniso preconcetto.
Vi presento, dunque, l'articolo di Mesnard, leggibile anche su:
http://www.cisu.org/r14mesnard.htm   e, al termine, dirò due parole sul
perchè ho affermato che io ne sottoscrivo *quasi* del tutto il contenuto:

"Recentemente parecchi nuovi lettori ci hanno scritto per chiederci di
definire il nostro atteggiamento nei confronti del fenomeno UFO. Uno di loro
ha scritto di voler semplicemente sapere "quel che pensate degli UFO". Non
si potrebbe porre più chiaramente la domanda.

Prima di tutto, bisogna complimentarsi con questi nuovi lettori per la
franchezza con cui affrontano l'argomento. Bisogna dire che la loro domanda
corrisponde ad una scelta di orientamento perfettamente reale. Esistono
numerosi modi di trattare e maltrattare il problema UFO. La nostra linea di
condotta? A rischio di stupire cert lettori, diremo che è lo scetticismo.
Questa parola è in effetti ben lontana dal significato che si crede che
abbia.

Il senso della parola "scetticismo" si è modificato, fino a divenire quasi
il contrario di quello che era all'origine. D'altra parte esistono non pochi
esempi simili di slittamento di significato nella lingua comune, come per le
parole "certamente" e "generalmente". La prima ha finito per acquistare un
significato vicino a quello di "probabilmente" e "verosimilmente", vale a
dire lo si applica a proposizioni che non sono sicure ("pioverà
certamente"). Quanto a "generalmente", il suo senso si è indebolito fino a
divenire sinonimo di "il più frequentemente", ed è quindi applicato a frasi
che non hanno nessun carattere di generalità.

Il senso corrente di queste parole è in contraddizione con il loro
significato etimologico. Lo stesso è successo alla parola "scetticismo". Ed
è un peccato, perché questo atteggiamento, oggi a torto attribuito a quelli
che non vogliono saperne niente, era all'origine la caratteristica di
spiriti rigorosi e penetranti.

Oggi quando si dice "sono scettico" è per esprimere un vago dubbio circa
un'informazione
o un'idea. Ma anche, spesso, il segno di una mancanza di interesse per
quest'informazione
o idea. Dicendosi scettici, si esprime il proprio rifiuto di aderire ad
un'affermazione,
senza peraltro esaminarla, metterla alla prova dei fatti. Si pretende di
dubitare, ma senza rimettere in questione nulla. Si campa sulle proprie
posizioni. In effetti si aderisce, ma all'idea opposta, che è spesso un'idea
ricevuta, un pregiudizio. Dirsi scettici, ai nostri giorni, è prima di tutto
prendere le distanze, rifiutare di immischiarsi. Si dice scettico, spesso,
quello che teme di farsi ingannare, e che cerca di respingere così ogni
sospetto di credulità.

Ma se devo credere al mio vecchio dizionario (Larousse universale del 1923)
lo scetticismo è tutt'altra cosa: "dottrina che si fonda sulla sospensione
del giudizio affermativo o negativo, soprattutto in questioni metafisiche",
e per estensione "stato d'animo di ogni persona che rifiuta la sua adesione
a credenze generalmente ammesse".

Quello che sembra soprattutto chiarire il vero senso di questa parola è la
sua origine: un verbo greco che significa "esaminare". Lo scettico è quindi
colui che rifiuta di credere a questo o a quello, e che esamina lui stesso
il problema. Quest'atteggiamento è esattamente il nostro di fronte al
problema UFO.

Ora esiste un gran rischio di confusione, perché si definiscono "ufologi
scettici" persone che non hanno mai (o quasi mai) incontrato un testimone,
altri che scrivono che l'ufologia è stata costruita "sul marcio" o che
proclamano ad alta voce l'inutilità delle inchieste, e passano il loro tempo
a praticare il discredito (debunking). Non solo quest'atteggiamento non ha
niente a che vedere con lo scetticismo (nè con l'ufologia, d'altra
parte...), ma ne è l'esatto contrario. Almeno se si deve credere al
dizionario.

Le nostre posizioni di principio possono enunciarsi in due frasi: numnerosi
testimoni di fenomeni UFO sono apparentemente credibili. Bisogna dunque
prestare una vera attenzione ai loro racconti, registrarli, confrontarli,
tentare di comprendere cosa ne viene fuori.

Questo lavoro non potrà essere fatto correttamente se non nella misura in
cui i testimoni potranno esprimersi liberamente, senza dover temere che ci
si prenda gioco di loro, che li si presenti come dei fanatici o come persone
incapaci di distinguere una stella, una nube, un aereo. Il fenomeno UFO non
si presta al riso che nella misura in cui si fa totalmente astrazione dai
dati raccolti. Quel che vogliamo è che questo fenomeno sia studiato
seriamente, al di là di ogni partito preso. Diciamo che occorre esaminare
serenamente la questione, senza alcun pregiudizio su quella che può essere
la vera natura del fenomeno. E Aimè Michel che ha espresso chiaramente tutto
questo con la formula: "considerare tutto e non credere a niente".

E quando parliamo di esaminare la questione vuol dire evidentemente
esaminarla da vicino. Non c'è che l'astronomia, che si può esaminare da
lontano, perché è impossibile fare altrimenti. Ma in ufologia è diverso. Il
fenomeno UFO si studia sul terreno, a contatto con i testimoni, mai restando
a casa, col sedere in poltrona.

Ecco quali sono le nostre concezioni sulla maniera di studiare il fenomeno
UFO. Mi sembra che se qualcuno può proclamarsi scettico, siamo proprio noi e
soprattutto non quelli che hanno una visione totalmente restrittiva delle
cose.

Perché in questo campo noi non crediamo nulla. Non difendiamo alcuna tesi,
alcuna teoria che pretenda di spiegare le cose. Personalmente non so, non lo
so per niente, che cosa possono essere gli UFO. Non ci capisco assolutamente
niente e ho anche l'impressione che nessun altro ci capisca niente. Sono
forse velivoli extraterrestri (ma allora dotati di capacità completamente
sbalorditive, che "sfidano l'immaginazione"). Sono forse delle specie di
visioni, il prodotto di non si sa quale manipolazione mentale, la cui
origine (e naturalmente il senso) sfuggono alla nostra comprensione. Sono
forse dei "ritorni dal futuro", degli intra-terrestri, o degli effetti
secondari dello psichismo dei rododendri, o quel che volete. Non lo
sappiamo. Ed è proprio perche; non lo sappiamo che bisogna ricercare,
raccogliere le tesimonianze, essere attenti a certe voci (ma senza prenderle
troppo sul serio), verificare, comparare, riflettere... e perseverare.

Lo scetticismo è questo. E non è mai stato altro.

Resta ancora da dire perché lo scetticismo è, allo stadio attuale,
l'atteggiamento
che conviene adottare in ufologia. Per comprenderlo, la strada migliore
consiste certamente nel gettarsi in prima persona nello stagno ghiacciato
dell'ufologia, essenzialmente impegnandosi a praticare la ricerca sul campo,
e senza cullarsi troppo nelle letture. Sforzandosi di vivere in prima
persona l'avventura, attraverso il minor numero possibile di intermediari,
si scopre poco a poco tutto quello che il fenomeno ha di paradossale, di
inverosimile, di irritante. Sono queste certamente caratteristiche
fondamentali del problema e per comprenderle vale di più tentare di provarle
direttamente (il che non è sempre divertente), piuttosto che cercare di
coglierle attraverso l'esperienza vissuta da altri.

Per rispondere a quel lettore che mi chiede cosa penso io degli UFO, dirò
che gli UFO mi irritano terribilmente. Perché sfuggono a praticamente tutti
i tentativi di registrazione, di misura, di analisi. Perché giocano un pò
troppo a nascondino con noi. Perché il loro comportamento sembra assurdo,
derisorio, grottesco. Perché vi si sono associati miti, voci, stereotipi
tanto stupidi quanto non sradicabili. E soprattutto perché creano fra noi
(testimoni ed ufologi) e gli altri un fossato di incomprensione.

Sì, gli UFO mi irritano. L'ufologia è un'attività del tutto ingrata. Non
solo si tenta di afferrare qualcosa che sistematicamente sfugge, ma in più
la gente ti guarda con un sorrisetto divertito, discretamente
condiscendente. Certi giorni bisogna avere i nervi saldi.

Eppure i testimoni sono qua, il mistero è qua. Bisogna perlomeno cercare di
comprendere, di apprendere. O no?

"Considerare tutto e non credere a niente."

E con lo spirito di questa bella formula che bisogna leggere questa rivista.
Le informazioni, i dati, i punti di vista esposti non hanno certo tutti un
carattere di certezza totale. Verifichiamo tutto quel che si può verificare,
consideriamo tutte le informazioni, tutte le ipotesi, e perfino le voci...
ma non crediamo a nulla. Perché "non bisogna credere, bisogna sapere" e per
sapere ci vogliono prove, prove che raramente ci arrivano su un vassoio, e
che è difficile andare a scovare.

Eppure i testimoni sono qua, si contano a migliaia e molti fra loro
presentano tutti i segni esteriori della miglior credibilità. E allora?

Bisogna credere a quello che dicono? Bisogna rifiutare quel che dicono? A
nostro avviso l'atteggiamento migliore consiste nell'evitare, finché
possibile, di credere come di rifiutare.

Non è sempre facile. Esistono un certo numero di testimonianze molto
probanti, casi effettivamente così "solidi" che bisogna veramente essere
cocciuti per non mettersi a "credere agli UFO" quando se ne prende atto.

All'opposto, esiste una gran quantità di testimonianze che non si potrebbe
ragionevolmente considerare serie. A ignorare questi casi non ci sono più
inconvenienti che a considerare i casi più "forti" come realtà ben
stabilite. In effetti il problema dell'atteggiamento da adottare non si pone
che per gli altri casi, queli che non sono nè ben attestati nè molto dubbi,
e che costituiscono quantitativamente la parte maggiore del dossier. E nei
loro confronti che importa essere, nel vero senso della praola, scettici e,
come dice bene il dizionario, rinviare il proprio giudizio.

Poiché non sappiamo, alla fine dei conti, qual è il valore di queste
migliaia di testimonianze, poiché non ne capiamo niente, poiché nessuna
evidenza si impone chiaramente, abbiamo la franchezza di ammettere che il
problema, almeno allo stato attuale della questione, ci sfugge, ed
esaminiamo i dati il più obiettivamente possibile, al di fuori da ogni
posizione di principio.

Questa è la nostra filosofia e, a mio parere, quella della vera ufologia. I
nuovi venuti avranno interesse a non fidarsi delle contraffazioni, peraltro
facilmente riconoscibili, tanto è grande il fanatismo dei loro partigiani,
che siano "riduzionisti" o "credenti". L'ufologia come noi la concepiamo
esclude ogni fanatismo. La nostra ufologia è la via di mezzo, quella del
buon senso, della prudenza, della ragione.
Joel Mesnard"

Senza dubbio, ci troviamo di fronte ad un uomo intelligente che non lascia
spazio ai qualunquismi e che dà il giusto valore al vero significato delle
parole, a partire dal termine e dal concetto di "scetticismo", che
sottoscrivo in pieno e non da oggi. Uno dei problemi più gravi, però, è che
quando ci si trova di fronte ai "cattivi interpreti" di questo concetto, le
deviazioni che si è quasi costretti a prendere (o nella cui identificazione
si scivola quasi senza volerlo) possono essere deleterie in termini di
produttività della ricerca obiettiva della verità. Ora, "cattivi interpreti"
dello scetticismo sono riscontrabili in due campi diametralmente opposti: il
primo, il più diretto, è quello nel quale ritroviamo personaggi quasi
folkloristici tanto è il loro afflato begazionista; personaggi, del resto,
ben descritti anche da Mesnard, vittime sostanzialmente dal pregiudizio e
dalla paura del nuovo ("Si pretende di dubitare, ma senza rimettere in
questione nulla. Si campa sulle proprie posizioni. In effetti si aderisce,
ma all'idea opposta, che è spesso un'idea ricevuta, un pregiudizio.").
Costoro, fanno solo chiasso, un chiasso rissoso al punto da farci sovente
domandare se non sia *voluto*, strumentalmente, da qualcuno.... Non siamo di
fronte a scettici veri ma a mentalità plasmabili, che si credono forti e
razionali ma che sono, invece, assolutamente fragili e malleabili da chi
pare fare la voce più grossa, spesso da cori di arrogante e comodo
qualunquismo.
Poi c'è l'altro tipo di "cattivi interpreti " dello scetticismo: coloro che,
in nome di un costrutto sostanzialmente fideistico col quale pretendono di
spiegare il fenomeno ufologico (ma non solo), escludono un vero
approfondimento dei fatti e si chiudono a riccio a difesa delle loro
interpretazioni; interpretazioni che, a questo punto, sono più che altro
dottrine, a partire da molti contattisti fino ad arrivare a vere e proprie
sette che non hanno quasi più nulla di razionale, come i Raeliani, gli
Hummiti e chissà quanti altri... Chi ci rimette, anche in questo caso, sono
i veri RICERCATORI della verità, indipendentemente che appartengano a questa
o quella disciplina scientifica, giornalistica, di autonoma ricerca od
altro:
queste due fondamentali mistificazioni dello scetticismo sono indubbiamente
deleterie per il progresso verso la verità.

Sono molto d'accordo ed ammiro Mesnard quando afferma di non capirci niente
e
di non sapere niente, in definitiva, di ufologia. Dev'essere così, per il
direttore di una rivista ufologica. Sembra paradossale, ma è così! Perchè
chi pretende di "capire", di "sapere", in ufologia (ma non solo), è un
ricercatore inadeguato, direi quasi indegno. Ed è anche sommamente vero il
fatto che l'ufologia, nonchè la ricerca nel campo del paranormale, non si
può fare "in poltrona" e solo leggendo libri. Io stesso me ne sono accorto
in svariati anni di contatti e ricerche *sul campo*. Ho potuto così crearmi
il mio "setaccio persolale" con cui discriminare sia posizioni troppo chiuse
che, più spesso, troppo fantasiose ed improbabili. Non importa se poi,
prendendo fermamente le posizioni di chi non amette, nel modo più convinto,
tacitazioni o derisioni di sorta da parte dei "cattivi interpreti dello
scetticismo del primo tipo", rischio di essere trascinato (ma solo da
costoro) nel calderone di quelli del secondo tipo se non peggio: perlomeno
avrò difeso con ogni mezzo il sacrosanto diritto al libero pensiero ed alla
libera ricerca.
Nessuno può ancora dire nulla di certo sugli UFO, su cosa siano, da dove
provvengano, di quale sfera di realtà facciano parte, ma tutti possono dire
la propria opinione A PATTO CHE, non sia frutto di paure o di pregiudizi
raffazzonati qua e là ed ignoranti.
Il piccolo punto sul quale non sono d'accordo con Mesnard è quando afferma
che *nessuna evidenza si impone chiaramente*. O, meglio, la cosa va
precisata: evidentemente Mesnard non ha mai avuto l' indescrivibile
esperienza di trovarsi di fronte ad un caso così inaspettato, "meraviglioso"
e "incredibile" da metterlo letteralmente di fronte alla propria impotenza
di piccolo uomo del pianeta Terra; un' esperienza che ad altri, me compreso,
è accaduta. Io, come tanti altri, *ho visto*: ho visto qualcosa che non è
assolutamente spiegabile con le nostre attuali conoscenze e quel qualcosa,
quell' evento ormai lontano nel tempo, è stato sufficiente a convincermi che
val la pena di dedicare un' intera vita di RICERCA della verità che
sottintende anche perchè, è la mia vaga sensazione, può trattarsi di una
verità che si collega agli stessi motivi del nostro esistere.
Di fronte ad esperienze come queste, vissute in prima persona, non mi sento
di affermare che *nessuna evidenza si impone chiaramente*, perchè, almeno
una, a me si è imposta: quella che siamo tuttora avvolti dal mistero, un
mistero per il quale vale la pena di continuare a nuotare nel "freddo mare
dell' ufologia".
Antonio Bruno


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